I 10 migliori dischi indie del 2007 (secondo me)

Ed eccoci alla consueta classifica dei 10 migliori dischi dell’anno appena conclusosi. Questo genere di post è un must per ogni blog musicale che si rispetti, ma è ovvio che le considerazioni altamente soggettive, sono più il pretesto per una piacevole discussione, che altro.

Bando alla cialde (!?!) perciò, ecco i miei migliori dischi indie del 2007 (dove per indie intendo l’estrazione sociale della label).

Wilco - Sky Blue Skye (Nonesuch)
Riflessivo e schizofrenico, Sky Blue Sky ha costrutti musicali che per lo più partono acustici e fortemente folk che poi vanno a concludersi con prolisse e rocciose code di chitarre. I Wilco si confermano i Wilco anche nel 2007.

Liars - Liars (Mute)
I Liars hanno una visione sostanzialmente epicurea della musica, tanto funk e tanto movimento. La loro indole artistica li porta ad esplorare i lati più art-rock della new-wave. In sostanza molto ritmo e qualche colpo ad effetto.

Kieran Hebden/Steve Reid - Tongues (Domino)
E forse Kieran (aka Four Tet) ha finalmente trovato quello che cercava in campionatori, samples e drum machines: un batterista jazz. Un synth-pop che è un singhiozzo di elettronica, un rutto sintetico e poi una lenta dgestione.

The Warlocks - Heavy Deavy Skull Lover (Tee Pee)
Heavy Deavy Skull Lover è un disco di neo-psichedelia e di showgaze, affonda le radici nei Black Sabbath e tende i rami alle profondità dense dei Dead Meadows e dei My Bloody Valentine. Da accompagnarsi ad un denso Barolo.

Washington - Astral Sky (Glitterhouse)
Par di sentire i Travis nati ad Austin o i Wilco emigrati in Norvegia. Da Firewheel ad Astral Sky, fino alla conclusiva I Lost My Way, le canzoni di Astral Sky sono una più bella dell’altra. Il trio norvegese, sarà la provenienza, ha inciso il disco più fresco dell’anno.

Broken Social Scene - Presents: Kevin Drew Spirit If… (Arts & Crafts)
Spirit If … è probabilmente il miglior disco dell’intera discografia dei BSS. A farsi carico di questa rinascita è Kevin Drew, che con quattro fogli, 2 idee e 3 pentagrammi, chiede ai colleghi d’essere assecondato in un’avventura che porta (quasi esclusivamente) il suo nome.

The Flaming Lips - U.F.O’s At The Zoo - The Legendary Concert In Oaklahoma (Warner Bros)
Credo che in ambito indie si tratti di un concero paragonabile al Concert In Central Park di Simon & Garfunkel o all’esibizione di Hendrix sul palco di Woodstock, o ad altri eventi live epocali.

Burial - Untrue (Hyperdub)
Voci deformate come plastica vinilica sciolta, artificiosità estetiche a rallentatore, nebulose primordiali ambient, scricchioli della puntina sui solchi rovinati di un vecchio vineile. Tutto questo sulla punta delle dita di Burial un compositore dell’era elettronica.

The Clientele - God Save The Clientele (Merge)
Il romanticismo dei Clientele, dell’Hampshire (Londra), sa essere sfocato, fumoso e vago. Il lato malinconico spesso è un’intuizione sotto una stratificazione di suoni, dove il muro, un passo oltre quello Spectoriano, è costruito sul trinomio batteria, chitarra e basso. Magnifici.

Zu & Nobukazu Takemura - Identification With The Enemy: “A Key To The Underworld” (Atavistic)
I martelli pneumatici sordi e stoner di Takemura fraseggiano con un sax baritonale dislessico, in botta-e-risposta degni della musical-grammar di Ornette Coleman. Perfette gli innesti di Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia, rispettivamente al basso e alla batteria.

Fonte: fran_pi_

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