The Good, the Bad and the Queen (2007)
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- Debaser
Per descrivere ogni track di questo album ci vorrebbe un libro, perchè ogni pezzo ti tocca nella più profonda intimità, creando a ogni persona sentimenti differenti.
Voto:








- Rockstar
The Good The Bad And The Queen è la conferma che Damon Albarn non sbaglia un colpo, ognuna delle sue dodici ballate è riuscita, in un perfetto equilibrio tra originalità e orecchiabilità.
Voto:






- Rockline
L’alto tasso di sperimentazione che The Good, The Bad And The Queen presenta rende l’ascolto ad un primo momento difficoltoso e macchinoso. Una volta però entrati nei meccanismi, si riesce a fare chiarezza e capire l’eleganza vellutata che ogni melodia presenta.
Voto:







- Sentireascoltare
The Good The Bad And The Queen colpisce nel segno proprio quando, aldilà di citazioni e contaminazioni, riesce a far leva su una certa impostazione letteraria ed iconografica, come se si trattasse di un volume di inizio secolo o di una vecchia pellicola.
Voto:






- Delrock
Tutti questi elementi sono musica, sono rock, reggae, dub, afrobeat, sono la voluttuosa laziness dei Kinks e il coro d’angeli suburbani dei Beach Boys, la brancaleonesca sfrontatezza delle bande punk e le barcollanti visioni di un ormai lontano technicolordream.
Voto:





- Excite
Mentre scrivo queste righe, il disco sta suonando per l’ennesima volta e di nuovo cerco di immaginarlo svuotato di tutti gli inutili reverberi e sovraincisioni di cui abbonda, senza riuscire a togliermi dalla mente che ne guadagnerebbe moltissimo.
Voto:





- Eye
Per quanto mi sforzi di farlo girare, risulta noiosetto. La qualità e la raffinatezza dei suoni sembra più un lavoro fatto d’esperienza, e comunque non risolleva un Albarn piuttosto monocorde. Non c’è la facilità pop che si stampa in testa, tipica dei Gorillaz, e neanche lo spessore del disco d’autore.
Voto:




- Rockol
Miscelando nella stessa ampolla i geni di Damon Albarn e quelli di Paul Simonon, aggiungendoci un pizzico di Verve (Simon Tong) e l’afrobeat di Tony Allen (il batterista storico di Fela Kuti), uno si aspetterebbe chissà quali deflagrazioni. Botti e scintille, lapilli e lava incandescente. Invece la loro musica è un modello di British understatement , giocata in sordina e a passo felpato su una sequenza di canzoni quiete e malinconiche, melodiche ma dai contorni sempre un po’ sfocati (“blurred”, si potrebbe dire appunto in inglese). - Blackmailmag
Un microfono, una chitarra, un vecchio tamburo e un vecchio basso elettrico che però battono e pulsano ancora come l’unica cosa davvero capace di far arrossire i critici pagati per lanciare nel business una star ventenne ogni sette giorni. - Novamag
un ottimo disco di moderno pop inglese (anche, naturalmente, nelle spruzzate etniche) ricco di melodie molto “Albarn”, che riannoda i fili con un certo passato (i Blur più pacati e intimi) senza dimenticare cosa c’è stato nel frattempo. - Troublezine
Non ci trovimo di fronte ad un banale album o all’esordio di una nuova superband, probabilmente questo è un progetto interessantissimo destinato a restare eccezionale ed estemporaneo, non perchè la band debba sciogliersi, ma perchè è come un quadro che i 4 componenti han voluto dipingere utilizzando ognuno con la propria tecnica pittorica e le proprie inclinazioni del momento, che si sono incastrate perfettamente fino a realizzare un grande lavoro. - Newsic
L’aspetto che ci colpisce ad un primo ascolto è l’atmosfera e il mood che si respira, tracce molto articolate a livello strumentale per un complesso ambient-elettronico. - Rocklab
Quella che scorre fra queste undici tracce è musica leggera che parla di argomenti pesanti, contaminazione multietnica che esce dai soliti stereotipi tribalisti tutti-tamburi. Soltanto pop ma senza ritornelli facili, è “ambient music” che rifiuta di starsene come un piacevole sottofondo per le pareti del vostro salotto. - Fard-rock
La musica è facilmente descrivibile come un folk-pop con influenze etniche di vario genere e qualche accenno di reggae/dub da buona scuola inglese. Le canzoni sono tutte piuttosto soft, mai urlate e suonate con immediatezza e libertà. - Tangerine
l’album è una pietra preziosa perfettamente intagliata, dalle svariate sfaccettature che forniscono riflessi scintillanti, che la mia limitata preparazione fatica a cogliere nella loro compiutezza.
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Voto Medio:





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